“Retaggi” di Lapperier con le opere di Petricca e Rapetti Mogol

Fino a domenica 20 novembre al Polo culturale Le Clarisse resta in esposizione la mostra “Retaggi” a cura di Mattia Lapperier con le opere di Alfredo Rapetti Mogol – il figlio del celebre autore Mogol – e Flavio Tiberio Petricca: «Un inedito dialogo interno tra i due artisti e la collezione d’arte antica che li ospita, proponendo al contempo una riflessione su ciò che normalmente si intende per retaggio culturale».

«Si confrontano – dichiara il curatore Mattia Lapperier – arte contemporanea e arte antica risalente a un periodo compreso tra il XIV e il XVII secolo. Gli artisti si pongono alla ricerca di una matrice comune, che vada al di là della mera citazione del classico, che si soffermi sui singoli materiali, sul gesto, sul linguaggio. Flavio Tiberio Petricca e Alfredo Rapetti Mogol, ognuno attraverso il proprio percorso artistico e specifico linguaggio, hanno instaurato un rapporto intimo e viscerale con l’arte, intesa nel senso più ampio del termine, e più in generale con la cultura del passato. Rapetti Mogol utilizza la parola come elemento di raccordo con il passato: da sempre al centro della propria ricerca, tanto nella componente fonetica quanto in quella segnica e semantica, la parola rappresenta per l’artista un prezioso momento di continuità con le origini. Oltre a incarnare lo strumento di comunicazione per eccellenza, è celebrata quale autentico e prediletto, principio di civiltà. E se le opere di Rapetti Mogol visualizzano nello spazio ciò che normalmente attiene al senso dell’udito, Petricca coinvolge nel suo lavoro, oltre alla vista, il tatto. Propone una selezione di opere realizzate a tecnica mista in oro, su pannelli mobili o a terra, in aperto dialogo con i capolavori della Collezione Luzzetti. Inoltre presenta una scultura ideata appositamente per gli spazi della Chiesa dei Bigi, oltre a una serie di micro-interventi disseminati all’interno dello spazio espositivo. Alfredo Rapetti Mogol propone invece una selezione di opere bidimensionali che si pongono come esplicita riflessione sulla preziosità della parola, intesa come elemento di civiltà e strumento primario di condivisione tra i popoli. L’artista ha inoltre installato nello spazio anche una serie di sculture in marmo grezzo, quasi si trattasse di lasciti testamentari di una cultura lontana: su quei blocchi semilavorati sono incise lettere che, nonostante presentino un aspetto classico, si mostrano come una sorta di scomposizione alfabetica elementare. Frammentari, insoluti, ermetici, i lavori di Rapetti Mogol alludono a inequivocabili testimonianze del passaggio dell’uomo che, per mezzo del potere del linguaggio, può ancora esprimere sparute tracce civiltà».

La mostra è aperta al pubblico dal giovedì alla domenica con orario 10-13 e 16-19; ingresso 3 euro (ridotto 2 euro); info: 0564 488066.

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