Cultura e territorio oggi: parla Loriano Valentini

La crisi economica ha colpito fortemente anche il nostro territorio. Tante piccole aziende hanno cessato la loro attività disperdendo competenze imprenditoriali, storie personali e posti di lavoro.  Tante certezze di questi anni stanno venendo meno o comunque la loro tenuta  ogni giorno è messa  a dura prova.  Si avverte sempre più un sentimento di rassegnazione sia nel mondo imprenditoriale che nel vasto mondo giovanile  che è in cerca di lavoro semmai qualificato.  Dobbiamo fare qualcosa di nuovo recuperando intanto quella “cultura delle opportunità” che ci guidò alla fine degli anni ‘80, quando la nostra  provincia entrò nel novero  di quei territori che furono definiti, per i parametri economici che presentavano, “aree di crisi” consentendoci di vivere anni di crescita,  e poi confermare  con forza  i motori dello sviluppo  alimentati dal grande valore delle risorse territoriali e praticati da un diffuso sistema d’impresa. La cultura può offrire a questo modello di sviluppo nuove opportunità e un inedita condizione per far sì che questa risorsa materiale e immateriale diventi anche essa un motore del nostro sviluppo. Il primo passo da fare è “cambiarsi” per liberare le energie migliori presenti nella società, nel tessuto economico  e nel vasto mondo dei produttori di cultura e candidarsi a cambiare un  modello di gestione fondamentalmente se non completamente gestito dal sistema pubblico che appare non sempre adeguato a fare della risorsa culturale una possibilità di sviluppo e di lavoro. In questa provincia ci sono in essere tante e buone esperienze culturali promosse direttamente dal sistema pubblico e altre altrettanto buone sostenute  finanziariamente dallo stesso, e realizzate da  operatori. Ci sono ancora però tante e troppe “scarse culture” che esistono solo in funzione del sostegno pubblico che non può più riuscire o permettersi, data la drastica riduzione delle risorse finanziarie a disposizione, di veicolare contributi a tutti coloro che bussano ai “conventi”. Dobbiamo provare ad uscire da ciò che conosciamo e assumere un rigido criterio selettivo sull’uso delle risorse pubbliche e allo stesso tempo sperimentare nuovi modelli e nuove modalità di gestione almeno di alcuni beni culturali che se valorizzati adeguatamente possono produrre reddito, lavoro e crescita dell’attrazione del nostro territorio. Non pensiamo ad una fuga del pubblico che dovrà comunque garantire il funzionamento di quei servizi culturali che hanno un valore universalistico (musei, biblioteche, archivi etc.) ma ad una sua diversa funzione a partire dall’uso delle risorse pubbliche.  Proviamo a sperimentare un percorso che veda la nascita di soggetti  in grado di far convergere risorse finanziarie diverse, anche private, coniugandole a gestioni più efficaci economicamente e più adeguate alla realizzazione  di progetti culturali.

Loriano Valentini

(La Notte Visibile – speciale a cura della A.Manzoni  C. – 20 settembre 2012)

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